Innovation

Anche i più grandi falliscono

Si è soliti pensare che il fallimento sia un fenomeno che riguardi più le piccole imprese e le nuove realtà aziendali che quelle già consolidate, in virtù del fatto che le prime sono dotate di meno risorse (e sono dunque più esposte al rischio) rispetto alle seconde.

La storia però ci insegna che non è sempre così e che anche i big possono sbagliare. Sono tanti i casi di aziende importanti, che fatturavano miliardi, che nel giro di pochi anni hanno chiuso battenti prendendo parte alla lista dei più grandi fallimenti aziendali.

I motivi sono tanti ed i più svariati, dalle scelte sbagliate del management al sempre più impellente avanzamento tecnologico, alla paura di fare un salto nel vuoto. Ragion per cui cercheremo di analizzare qui di seguito le principali cause di alcuni dei più grandi fallimenti aziendali (Blockbuster, Kodak e Nokia) per imparare dal passato ed evitare di entrare anche noi, un domani, nella black list.

BLOCKBUSTER

Nata nel 1985 a Dallas, in Texas, da David Cook, Blockbuster è stata fino al 2013 la più grande società al mondo di distribuzione di film e videogiochi. Vantava 60 milioni di soci, punti vendita in 25 paesi (pensate che ogni 17 ore apriva un nuovo negozio Blockbuster) ed un fatturato annuo di 6 miliardi di dollari.

Al suo interno trovavi immensi scaffali pieni di film, dai più antichi alle novità del momento, e tutto l’occorrente per ricreare nel salone di casa l’atmosfera da cinema tipicamente americana: pop corn caramellati e barrette di cioccolato.

Partita da zero, nel giro di poco tempo era diventata parte integrante della cultura americana e con la stessa rapidità è poi tornata ad essere zero. Il motivo? Netflix.

Fondata nel 1997 in California, Netflix è da subito entrata in conflitto con Blockbuster, causandone poi il fallimento, offrendo agli utenti la possibilità di noleggiare film e videogiochi tramite internet, ricevendoli direttamente a casa attraverso il servizio postale. Dal 2008 ha poi attivato un servizio di streaming online on demand permettendo agli abbonati di guardare in tempo reale film e serie tv, alcune di queste prodotte dalla stessa Netflix, superando così l’attesa della consegna a domicilio.

Netflix non ha fatto altro che digitalizzare Blockbuster, rendendo la sua fisicità inutile. Ma sapete la parte ironica di questa vicenda qual è? Che a un certo punto Blockbuster ebbe l’opportunità di acquistare Netflix per 50 milioni di dollari ma non colse questa occasione, perché non ritenne utile questo investimento.

Blockbuster, che avrebbe potuto comprare il proprio principale competitor, è cosi entrato nella lista dei più grandi fallimenti aziendali.

KODAK

Per oltre settant’anni la Eastman Kodak Company, nota più semplicemente come Kodak, è stata leader mondiale del mercato fotografico, nonché nostra compagna di viaggi. Ci ha aiutati a rendere eterni i momenti felici della nostra esistenza fino al 2012, anno in cui l’azienda è entrata nel vortice del fallimento lasciando spazio ai nuovi competitor quali Sony e Canon.

Il motivo sostanzialmente è stato uno: Kodak non ha capito le esigenze dei propri clienti.
In un mondo sempre più digital, la reazione dell’azienda all’idea di una macchina digitale che sostituisse il mondo analogico, fu la seguente:

“Steven, le foto su uno schermo non le guarderà nessuno, fidati”. 

Con questa esclamazione a Steven Sasson, ingegnere interno al gruppo Kodak, padre del primo prototipo di macchina digitale, l’azienda ha detto addio al mercato della fotografia.
Sebbene fosse stata la prima a realizzare al suo interno un’alternativa all’analogico già nel lontano 1975, Kodak decise di abbandonare il progetto perché non ci credeva fino in fondo.

Difatti, quando nei primi anni ’90 Sony propose fotocamere digitali senza pellicola, che permettevano di registrare le immagini su dischi magnetici e di riprodurle sullo schermo del computer, Kodak investiva un miliardo di dollari per lanciare il “Photo CD”, un compact disk che memorizzava fino a un centinaio di negativi e che consentiva poi di proiettarli su uno schermo.

Nonostante il mercato stesse evolvendo verso un mondo più digital, l’azienda pensò che i clienti avrebbero continuato ad utilizzare le pellicole tradizionali, quindi provò ad introdurre novità senza mai distaccarsi dal proprio modello di business, e fu proprio questo l’errore che le costò l’uscita dal mercato.

Kodak, che col suo famoso slogan “Voi premete il pulsante, noi facciamo il resto” portò la fotografia in migliaia di case rendendola accessibile anche ai non professionisti, non fu in grado di premere l’unico pulsante veramente importante: quello dell’innovazione.

NOKIA

Oggi, alla domanda “qual è il cellulare dei tuoi sogni?” la maggior parte delle persone risponde con Iphone o Samsung, nessuno risponde con Nokia. Eppure, 10 anni fa, tutti impazzivano per la nota azienda finlandese.

Nokia fu la prima ad introdurre i telefoni portatili rivoluzionando il mondo della comunicazione e segnando la nostra adolescenza. Tutti ricorderanno Snake, il 3330, il t9, la composizione polifonica delle suonerie o il 7650, primo cellulare a colori in grado di scattare foto.

Chi voleva un cellulare, voleva un Nokia. O almeno è stato così fino al 9 gennaio 2007, anno in cui Steve Jobs presentò al mondo il primo Iphone.

Ma come mai Nokia, leader indiscussa della telefonia mobile, dallo slogan “Nokia Connecting People”, non riuscì a spopolare anche nel mondo degli smartphone, perdendo ogni collegamento con i bisogni dei propri clienti?

Entrambe le aziende puntavano sull’aspetto estetico e sull’hardware, soprattutto Nokia, nota per i cellulari indistruttibili e dalla batteria inesauribile. Ma su una cosa Apple riuscì a differenziarsi, ottenendo un notevole vantaggio competitivo sulla competitor: sul software.

Nessun sistema operativo di Nokia reggeva il confronto con iOS. L’azienda che aveva creato per prima i telefoni portatili, si scontrò con l’inadeguatezza del proprio software, non riuscendo più a soddisfare le nuove esigenze dei propri clienti.

Sebbene svariati tentativi per tornare appetibile sul mercato, compresa la partnership con Microsoft risultata poi fallimentare, Nokia ha perso, probabilmente per sempre, la poltrona da leader.

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Alessia Borzacchelli

Sono nata a Palermo nel 1991. Appassionata di economia e innovazione, ho dapprima conseguito la Laurea Triennale in Economia e Amministrazione Aziendale presso l'ateneo di Palermo. Da un paio di anni mi sono trasferita a Roma, città che amo, per proseguire nei miei studi e a breve mi specializzerò in Direzione delle Imprese presso la facoltà di economia LUISS Guido Carli. Amo viaggiare, ascoltare musica live e fare fotografie.

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